Palmieri Antonio
«I nuoresi? Come i napoletani»
NUORO.Ci si può girare intorno all’infinito, ma il perno della Nuorese resta sempre il notaio Roberto Goveani. ‘Me lo porterò sempre nel cuore perché mi ha salvato la vita”, racconta Antonio Palmieri, uno dei partenopei piovuti alla corte del presidente. Ventisette anni, un metro e 86, il centrale verdeazzurro si gode gli ultimi giorni di ‘libertà”: il 25 giugno si sposerà con Paola, la sua fidanzata napoletana. E dopo il ‘si”, tutti a pranzo nel ristorante dello zio di Ivan De Michele, l’amico centrocampista della corazzata nuorese.
Antonio comincia nelle giovanili del Nola e a soli 16 anni gioca in serie D col Terzigno. Quattro anni di successi, poi la crisi. Il direttore sportivo non pensa al futuro della giovane promessa ma ‘alla tasca sua” e gli impedisce di firmare con l’ Avellino, in serie C. Palmieri piace anche al Lecce ma il ‘no”, stavolta, è del presidente del Terzigno. Deluso e amareggiato, Palmieri sta per imboccare ‘una cattiva strada”, quando Goveani lo imbarca sull’aereo per Capri. Vince il campionato di Eccellenza, va al Calangianus dove gioca anche in Interregionale, quindi passa all’Ischia e dunque alla Nuorese.
– Di squadre, Palmieri ne ha girato tante, ma questa Nuorese ha una marcia in più, che ne dice?
«Senza dubbio. A Nuoro abbiamo giocato l’uno per l’atro senza nessuna invidia. La forza della squadra è stata il gruppo, quello che non siamo riusciti a creare a Ischia. Tutta la società ci è stata molto vicina».
– E il pubblico di Ischia com’era?
«Molto diverso da quello di Nuoro, più esigente. Non accettavano nemmeno un pareggio, dovevamo vincere e basta. Quando si perdeva ci contestavano, qualcuno è arrivato anche a insultarci. Anche se li facevamo cinquemila spettatori era tutto diverso, il pubblico nuorese è bellissimo, gente che merita. Non so, però, cosa sarebbe successo se quest’anno avessimo perso qualche partita».
– Racconti un episodio simpatico vissuto negli spogliatoi.
«Devo pensarci… Ah, si: a fine allenamento facevamo ballare Troianiello e Frongia. Si sfidavano in balli sfrenati e imitavano quelli della Pola. Che divertimento!»
– Nella sua carriera ha incrociato qualche calciatore più ‘fortunato”?
«Ho giocato con Nicola Mariniello che adesso è in serie B col Pescara, con Vincenzo Sommese che gioca col Modena, e con tanti altri ragazzi che fanno la C».
– Per Palmieri, invece, niente serie C, spera di arrivarci con la Nuorese?
«So soltanto che la Nuorese ci arriverà sicuramente, conosco le qualità del presidente. Sarò contento per la Nuorese, che vada in serie C con o senza Palmieri».
– Il suo modello calcistico?
«Ciro Ferrara, un grandissimo. Io abito tra lo stadio San Paolo e il centro Paradiso dove si allenava il Napoli prima che fallisse. Andavo sempre a vederlo giocare, il 9 giugno darà l’addio al calcio, mi dispiace molto».
– Fra un mese si sposa, il matrimonio è più importante del calcio?
«In questo momento si, anche se per me, il calcio, è un lavoro. Senza il calcio non mi sarei potuto sposare. Avere una famiglia è una cosa bellissima, spero di avere tanti figli perché a Napoli si dice che più figli hai, più vivi»
– Da buon napoletano giocherà senz’altro al lotto, non è cosi?
«Lotto ed enalotto, ma non seguo la ‘smorfia”, i numeri mi vengono cosi, anche perché i sogni non me li ricordo. Solo che non vinco mai».
– Passatempi?
«Ascolto tanta musica napoletana, Gigi d’Alessio e Gigi Finizio. Ma anche dance. Poi mi piace stare con gli amici. Credo molto nell’amicizia, se un compagno mi tradisse sarebbe finita, proprio come se lo facesse mia moglie».
– Quindi Palmieri non tradisce?
«Mai. Né amici, né moglie».
– Vuol dire che nessuna ragazza, a Nuoro, l’ha corteggiata?
«Non me ne sono accorto».
– Qual è la cosa che più le piace di questa citta?
«La gente. I nuoresi sono molto simili ai napoletani, non ti farebbero mai una cattiveria…»
– Dica quello che vuole.
«Grazie. Ai nuoresi, alla città, a Goveani, se non fosse stato per lui, chissà…».
Giuseppe Carbonella da La Nuova Sardegna